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Covid-19: Misure di Sicurezza anticontagio nelle aziende

 

Nel presente articolo analizzeremo i principali adempimenti gravanti sul datore di lavoro per l’ottemperamento alle misure anticontagio in materia di Covid -19.

Da un’analisi dei dati sugli infortuni mortali sul lavoro per COVID-19, è emerso che da Gennaio 2020 a Febbraio 2021 è stato registrato un incremento della mortalità del 8% rispetto a Gennaio 2021 con un totale di  n° 499 infortuni mortali.

Nella classifica troviamo:

1° Lombardia con 169 decessi,

2 ° Campania con 53 decessi

3° Piemonte con 45 Decessi

4° Lazio con 39 decessi

5° Emilia Romagna con 37 decessi

Molte categorie di lavoratori, dopo aver contratto il COVID-19 hanno istruito la pratica per il riconoscimento  dell’infortunio sul lavoro con relativo indennizzo, all’Inail. 

 

Il 97,6 % delle denunce di infortuni legati al COVID rientra nei settori dell’industria e dei Servizi.

Ad oggi ammontano a 156.766 le denunce di infortuni sul lavoro legate al Coronavirus, quasi 9.000 in più rispetto a Gennaio 2021.

 

Cosa prevede la normativa di riferimento?

Ai sensi dell’art. 42 - D.L. n. 18/2020, il contagio avvenuto durante lo svolgimento delle attività lavorative, è assimilato all’infortunio sul lavoro, con la conseguenza che, il lavoratore che abbia contratto la malattia nello svolgimento della propria attività lavorativa-professionale, potrà beneficiare della copertura assicurativa INAIL.

Tuttavia, cosa prevede la normativa per il riconoscimento di detto indennizzo, ma soprattutto sarà agevole dimostrare che un lavoratore si è ammalato proprio sul posto di lavoro?

 

Sul punto, l’ispettorato nazionale del lavoro nella nota del 13-3-2020 dispone:

Il rischio Covid è un rischio biologico che investe l’intera popolazione, non riconducibile all’attività lavorativa (salvo il caso di ambienti di lavoro sanitario o socio sanitario), pertanto non si ravvisa un’esposizione deliberata, né un’esposizione potenziale.

 

Al contempo, la normativa civilistica applicabile, è ravvisabile nel combinato disposto di cui agli artt. 1218 c.c. (sul risarcimento del danno) e 2087 c.c. (relative alla responsabilità del datore di lavoro).

Ebbene, testualmente l’articolo 1218 C.C. dispone:

Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui imputabile.

 

L’Art. 2087 C.C. prevede altresì che:

L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.

Ebbene, premessi i disposti normativi di riferimento, analizzeremo concretamente quali saranno gli adempimenti gravanti sul datore di lavoro e parimenti, in cosa consisterà l’onere probatorio incombente sul lavoratore che voglia accedere a detti indennizzi.

 

Quali sono gli obblighi incombenti sul Datore di Lavoro?

Il DPCM del 2 Marzo 2021 nell’art. 4 prevede che “Sull’intero territorio nazionale tutte le attività produttive industriali e commerciali,  rispettano i contenuti del protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro, sottoscritto il 24 aprile 2020 fra il Governo e le parti sociali di cui all’allegato 12, nonché, per i rispettivi ambiti di competenza”

Successivamente attraverso il decreto legge del 22 Aprile 2021, n. 52 sono state introdotte misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali, nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell'epidemia da COVID-19. 

 

Le domande principali, che si pongono le aziende a questo punto sono:

Dovrò aggiornare la mia valutazione del rischio Biologico (strutture non Sanitarie)?

Dovrò aggiornare l’intero Documento di Valutazione dei Rischi?

Ebbene, la legge impone alle aziende di redigere un protocollo contenente le linee guida da adottare, e teso ad incrementare le precauzioni in azienda volte al contenimento del rischio di contagio.

 

La mancata attuazione di misure di sicurezza che non assicurino adeguati livelli di protezione, determina infatti la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.

Al fine di ridurre il contatto sociale nell’ambiente di lavoro, dovranno pertanto essere adottate soluzioni organizzative che contengano la presenza dei lavoratori (implementando il ricorso al lavoro agile – smart working), e che al contempo limitino, ove possibile, gli spostamenti esterni.

È essenziale infatti evitare aggregazioni sociali, anche in relazione agli spostamenti tesi al raggiungimento del posto di lavoro ed al successivo e coevo rientro a casa (commuting), con particolare limitazione all’utilizzo del trasporto pubblico.

L’utilizzo delle auspicabili, forme di lavoro a distanza, necessita tuttavia al contempo, di rafforzare le misure di supporto per la prevenzione dei rischi connessi a questa tipologia di lavoro (fuori dai luoghi ad esso deputati: ufficio/azienda), assicurando altresì  assistenza nell’uso di apparecchiature e software nonché degli strumenti di videoconferenza, incoraggiando il ricorso a pause regolari, tenendo conto  della necessità di garantire un supporto ai lavoratori appartenenti a fasce protette (se presenti) ed, in logica di welfare, a tutti coloro i quali presentino la necessità di accudire i figli, ovvero parenti disabili.

 

In azienda è obbligatorio l’utilizzo continuo della mascherina?

Se l’attività lavorativa impone di lavorare ad una distanza inferiore di 1 metro dai colleghi e non ci sono soluzioni alternative organizzative, è obbligatorio l’uso continuativo delle mascherine e di altri dispositivi di protezione, conformi alle disposizioni delle autorità scientifiche e sanitarie.

Preme ricordare altresì che i facciali filtranti FFP2 e FFP3 dovranno essere marcati CE e conformi alla norma UNI EN 149, mentre le mascherine chirurgiche dovranno essere conformi alla norma EN 14683 e marcate CE.

 

In azienda dovranno effettuare giornalmente la pulizia e dovranno all’occorrenza sanificarla?

Il protocollo aziendale dovrà necessariamente provvedere che l’azienda assicuri la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago.

 

Se il lavoratore dovesse risultare positivo, come potrà rientrare in azienda?

L’ingresso in azienda di lavoratori risultati positivi al covid-19 dovrà essere  autorizzato previa allegazione di una certificazione medica attestante l’avvenuta negativizzazione del tampone, secondo le modalità previste dal dipartimento di prevenzione territoriale.

 

Se il lavoratore dovesse avere sintomi in azienda?

Nell’ipotesi in cui il lavoratore dovesse presentare sintomi simil-influenzali mentre si trova in azienda, dovrà dichiararlo immediatamente  alla persona di riferimento individuata dal DL.

 Sarà la stessa azienda a comunicarlo alla ASL di riferimento,  tramite il medico competente.

Successivamente l’azienda è chiamata a collaborare con la ASL, tramite la figura del medico competente, per la definizione ed individuazione degli eventuali contatti stretti avuti dal lavoratore positivo.

Ricordiamo che per contatti stretti si intendono, le persone che hanno avuto contatti da due giorni prima rispetto all’insorgenza dei sintomi, fino all’isolamento del lavoratore.

 In caso invece,  di persone positive ma asintomatiche, il range temporale di riferimento, decorrerà dalle 48h prima rispetto all’esecuzione del tampone positivo, fino all’isolamento.

Il lavoratore risultato positivo, potrà infine rientrare al lavoro, previo esito negativo di un solo tampone di controllo effettuato non prima di 10gg dal riscontro di positività, purchè siano trascorsi almeno 3 giorni senza sintomi.

Di converso ,  per i lavoratori che rimangono positivi a lungo termine, il rientro potrà avvenire dopo 21 giorni dalla accertata positività, purchè nel caso di positivi sintomatici siano trascorsi anche, almeno7gg senza sintomi, anche in assenza di riscontro di negativizzazione.

I contatti stretti dei positivi invece, dovranno rimanere in quarantena a domicilio, e potranno rientrare 14 giorni dopo l’ultimo contatto, anche senza tampone o 10 giorni dopo l’ultimo contatto, ma facendo il tampone. In questo caso non è prevista alcuna ulteriore certificazione.

 

Comitato Covid, qual è il suo ruolo e le sue funzioni?

Nelle aziende dovrà essere costituito un Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione con la partecipazione dell’RLS.

Il Datore di Lavoro inoltre potrà individuare un referente unico chiamato COVID MANAGER, che ricoprirà funzioni di coordinamento per l’attuazione delle misure di prevenzione e controllo, e rappresenterà un punto di contatto e di mediazione con le strutture del Sistema Sanitario Regionale.

 

In definitiva, con riferimento al quesito sulla necessità/obbligatorietà dell’aggiornamento  del Documento di Valutazione dei Rischi esistente, non potremo che rispondere come segue.

Ossia, se il protocollo condiviso, richiede una riorganizzazione delle aree di lavoro e delle attività lavorative in ottemperanza al D.Lgs. 81/08  all’art. 29  che dispone :”la valutazione dei rischi deve essere immediatamente rielaborata […], in occasione di modifiche del processo produttivo o della organizzazione del lavoro significative ai fini della salute e sicurezza dei lavoratori” dovremo necessariamente aggiornare il nostro Documento di Valutazione dei Rischi, a causa della riorganizzazione del lavoro.

 

Anche i lavoratori hanno degli obblighi?

Gli obblighi incombenti sui lavoratori, sono disciplinati dall’articolo Art.20-  D.Lgs. n. 81/2008 lettere b e d.

Segnatamente infatti, la disposizione normativa di riferimento prevede a carico dei lavoratori di:

“b) osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal Datore di Lavoro, dai dirigenti e dai preposti, ai fini della protezione colletiva ed individuale;

d) utilizzare in modo appropriato i dispositivi di protezione messi a disposizione;”

L’inosservanza dei predetti incombenti, è sanzionata penalmente dall’art. 56

 

È evidente pertanto che, il riconoscimento dell’origine professionale del contagio con i relativi indennizzi, prescindendo da quanto disposto dall’articolo 42 - D.L. n. 18/2020, non avvenga automaticamente, in quanto a livello probatorio e documentale necessita del preventivo accertamento della ravvisabilità di indizi gravi, precisi e concordanti comprovanti l’avvenuto contagio sul posto di lavoro, che in mancanza, costituirà una mera ed inattendibile presunzione.

 

Autore:

Vincenzo Venezia

Technical and Management Consultant

 

CONSULTEC S.r.l.